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Intervista a video attivista su napoli
da sciuscia intervista a videoattivista sui fatti di napoli e le persecuzioni della polizia

autore sciuscia'
email Sciuscia@rai.it
citta' napoli
data 20/01/2002

nome del file ngv_ita_na_20020501_mediattivista_sciuscia.rm
durata 00:16:00 (hh:mm:ss)
cd 8
grandezza 4.2 Mb
lingua it
mime type realvideo (audio/x-pn-real)

durante i giorni del Global Forum, quando polizia e carabinieri il 17 Marzo 2001 hanno letteralmente circondato il corteo che si svolgeva nella cittą di Napoli caricandolo da ogni parte, arrestando arbitrariamente, prelevando le persone dal pronto soccorso e conducendole in questura per torturarle. "Stanza delle torture" viene infatti definita la sala dove si consumavano le violenze ai danni delle 80 persone arrestate, come rilevato dai PM che conducono l'inchiesta, che infine ha portato all'arresto di 6 poliziotti e 2 alti funzionari della Polizia di Stato di Napoli.
I colleghi degli agenti arrestati scendono in piazza contro il provvedimento, De Gennaro solidarizza, il governo e le destre chiedono l'impunitą e attaccano magistratura e magistrati, dimenticando o ritenendo normali le incredibili violenze fisiche e psicologiche di cui sono state vittime le persone "custodite" dai solerti poliziotti della questura di Napoli.
Il GIP ha richiesto gli arresti domiciliari dei sei poliziotti ritenendo in pericolo i testimoni, eppure agenzie, giornali e televisioni si sono affrettate a pubblicare riferimenti utili ad indentificarli, indicando la citta' e l'area di appartenenza politica, violando la loro privacy ed esponendoli ad un rischio annunciato. Una responsabilita' che si sono assunti i direttori di Unita' e La Nazione (che hanno pubblicato nomi e cognomi dei testimoni), La Stampa (che cita nome e cognome di un testimone defindendolo addirittura un "giornalista" di Indymedia) e Repubblica, AGI e ANSA (che pubblicano nomi con cognomi puntati).
Un atto gravissimo questo che puo' mettere in serio rischio un tentativo di fare luce sulla veritą e che aggiunge veleno al clima di intimidazione che si sta creando attorno a chi osa contestare il comportamento fuorilegge delle forze dell'ordine, sia in occasione del Global Forum, sia, non dimentichiamolo, del piu' recente G8.
Difatto mentre si chiede l'impunitą per gli indagati si mettono in serio pericolo quelle persone che la legge dovrebbe garantire e tutelare e che hanno deciso di parlare e testimoniare la veritą. Un ulteriore gravissimo atto in piena continuita' con la riforma sui testimoni e pentiti che non da nessuna garanzia e tutela a chi testimonia, mentre favorisce la creazione di zone franche per criminali, mafiosi e indagati.

i 2 testimoni dei fatti di Napoli, denunciano la violazione della propria privacy.

I fatti di Napoli e la conseguente e inaudita pubblicazione dei nostri nomi, in qualita' di testimoni che sono stati oggetto delle violenze da parte dei poliziotti accusati, dimostrano una volta di piu' quanto la stampa ufficiale oggi non sappia reagire ai gravi attacchi che essa stessa subisce e quanto piuttosto sia accondiscendente e timorosa quando accetta il ricatto impostole dal governo attuale e consegna nomi e persone in cambio di una propria condizionata e precaria serenita'.
E' un gesto dettato da linee editoriali di parte o dall'irresponsabile obiettivo di conservare sempre, in ogni caso, ampi margini di manovra politica.
Comprendiamo la difficolta' e il disagio dovuto all'inadeguatezza dei media ufficiali ad affrontare il proprio ruolo in un clima in cui si fanno le liste di proscrizione dei giornalisti ribelli.
Comprendiamo anche la loro inadeguatezza in relazione a fatti, come quelli avvenuti a Genova e a Napoli, che sono diventati ostaggio di una pratica politica e istituzionale che ne impedisce una lettura reale e deontologicamente corretta. Non giustifichiamo pero' un atto che riguarda troppo da vicino le battaglie sociali e civili di cittadini di questo Paese, lese da parti istituzionali in fase di gravissimo scontro e tutt'ora dedite allo spalleggiamento reciproco con la pretesa di una loro esclusiva impunita'.
Non giustifichiamo la assenza di una traccia deontologica e di un comportamento
etico che mette a rischio di ritorsioni di vario genere ogni cittadino che decide responsabilmente di testimoniare contro ogni forma di ingiustizia e di violenza perpetrata contro loro stessi o contro terzi.
Non crediamo sia pretendere troppo il ritenere che editori e giornalisti debbano usare una maggiore responsabilita' ed una verifica del consenso delle parti ad essere citate.
Non crediamo neanche che sia cosi' difficile comprendere quanto la mancata tutela della nostra privacy costituisca un gravissimo precedente e un fortissimo regresso che ci riporta al tempo in cui l'accusatore diventava imputato di processi sommari in piazze predisposte al linciaggio.
Lo stato delle cose ci dice che vi sono accusati intoccabili che sono in grado di determinare reazioni a protezione di caste che includono anche l'utilizzo di fonti di informazione ufficiale a cui ricordiamo che non si possono fare piu' girotondi contemporaneamente.

Ancora piu' grave e' la responsabilita' di quei riferimenti istituzionali che dovrebbero agire all'insegna della tutela dei diritti dei cittadini e che invece sono sempre piu' dediti all'autodifesa con l'obiettivo di conferire a se stessi legittimita' politica nel momento in cui perseguono logiche di autoconservazione.
E' nostro parere che il governo di centro destra stia realizzando, anche attraverso la modifica di leggi fondamentali come quella che riguarda i testimoni d'accusa, un disegno che persegue il controllo delle parti sociali ad ogni livello.
Tutto cio' investe la nostra dimensione privata e la nostra personale scelta alla adesione ad una battaglia per il mantenimento e la conquista di maggiori spazi di democrazia che non ci vede affatto isolati.
Il settore della giustizia e' diventato oggetto di controllo e di ritorsioni e ricatti. I cittadini sono sempre meno propensi ad affidarsi alle istituzioni dalle quali non si sentono tutelati. E' lecito chiedersi se cio' che e' avvenuto a noi potra' accadere ancora: ai testimoni contro le forze dell'ordine implicate nei momenti di gravi violenze a Genova cosi' come ad ogni cittadino che si sovraespone per indicare un politico o un qualunque altro rappresentante istituzionale colluso con la mafia.
Riteniamo che i testimoni vadano tutelati e che noi abbiamo diritto a rivendicare un ampio risarcimento morale che non puo' lasciare spazio a nessuna ambiguita'.


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