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commento a: Black panther
postato da: joker

il Giorno, 31 dicembre 1995
"Pantere", da rivolta a mito
di Diego Gabutti

Una o due cose distinguono le rivoluzioni sconfitte da quelle che vincono, non importa se ai punti o per ko. Queste ultime sono regolarmente "tradite", per cominciare, nel senso che ottengono, in virtù di qualche imperscrutabile legge storica, l'esatto contrario di quanto si proponevano: la libertà diventa oppressione, la giustizia sociale sistematico arbitrio, la verità propaganda. Alle rivoluzioni sconfitte almeno non tocca questo destino. Restano magari a becco asciutto, non mutano d'una virgola la condizione degli oppressi, la repressione e il tempo che passa ne fanno carne di porco, ma come il Black Panther Party americano, che per quattro o cinque anni infiammò le praterie metropolitane da un capo all'altro, escono dalla storia per entrare nel mito. "Storia e mito del Black Panther Party" è dunque il sottotitolo, obbligato e sacrosanto, del bel libro di Paolo Bertella Farnetti, "Pantere Nere", appena pubblicato dalla Shake Edizioni Underground di Milano, una sigla editoriale che azzecca praticamente tutti i titoli. Paolo Bertella Farnetti, che di mestiere insegna storia dei partiti e dei movimenti politici, e molto più interessato alla storia che al mito, naturalmente: come nacque, conquistò seguaci, s'attirò l'odio e gli scherzi di mano dell'Fbi, si scisse, rifluì e infine tirò le cuoia il partito delle Pantere. Da storico di professione, Bertella Farnetti si pone il compito di sfatare le leggende, sgombrare il campo da superstizioni e pregiudizi, spiegando il come e il perché di un percorso politico che coinvolse ex galeotti, militanti bianchi e neri, larghe masse urbane, divi del cinema, agenti federali, Ronald Reagan, il governo algerino, profeti dell'età psichedelica, Franz Fanon e Antonio Gramsci, Woodstock generation, assassini nati e intellettuali di panza. Fu nel 1966 che Huey P. Newton, un giovane teppista e intellettuale dai modi spicci e carismatici, decise di giocare la sua partita contro l'America razzista e, insieme a Bobby Seale, un sottoproletario con qualche anno più di lui, fonda il partito delle pantere. S'unì a loro il giovanissimo Little Bobby Hutton, che più tardi, nel 1968, sarebbe stato ucciso dalla polizia nel corso d'una sparatoria a Oakland (a lungo si raccontò che la polizia aveva teso un agguato alle pantere, ma verità, ahimè, è che furono invece le pantere, dopo l'assassinio di Martin Luther King a tendere un agguato alla polizia). All'inizio come i briganti di "Rinaldo in campo", le pantere nere erano "soltanto tre", e tutte d stanza a San Francisco, ma in breve l'organizzazione crebbe a dimensioni nazionali, attirando migliaia di militanti, destando l'attenzione dei media, guadagnandosi il rispetto dell'intellighenzia planetaria (Hollywood in testa) e l'eterna inimicizia dell'Fbi, che in quegli anni di Watergate e di colpi bassi mise in piedi un'operazione di disinformazione sabotaggio e infiltrazione che alla fine avrebbe avuto ragione del partito. Intanto le pantere erano popolarissime e dettavano legge. A dispetto delle loro teorie traballanti, che passarono rapidamente dal "potere nero" al potere socialista e "intercomunitario", dalla "santa canaglia" al marxismo folkloristico, le pantere s'imponevano all'attenzione generale per una geniale coreografia, "mitologica. per istinto e vocazione: il programma di colazioni per i bambini del ghetto, gli occhiali da sole da tonton-macoute e il giubbotto di pelle da esistenzialista e, giocando sul diritto costituzionale di portare armi, il fucile a tracolla e la pistola alla cintura. Parevano usciti direttamente da un film western e parlavano come tanti Clint Eastwood di sinistra. Eldrige Cleaver e George Jackson, il primo ex galeotto e il secondo galeotto ancora in servizio, ma entrambi scrittori raffinati e di genio fornirono gli effetti speciali teorici del partito: argomentazioni eleganti, scritte in punta di penna. Ma la festa durò poco. Cleaver, quando Newton fini in galera nel 1967, prese le redini del partito e, da quell'estremista naturale che era, stabilì che era venuto il momento di dichiarare guerra al sistema, o la va o la spacca, cosa che nel giro di pochi anni portò alla scissione del partito, alle sparatorie tra ex pantere, alle uccisioni e alle torture, infine alla nascita del Black Liberation Army, gruppuscolo terrorista di ex seguaci di Cleaver. Questi ritornò dall'esilio algerino trasformato in repubblicano di destra. Bobby Seale fu personalmente preso a scudisciate e poi espulso da Newton, il quale finì ucciso San Francisco nel 1989 da uno spacciatore di crack. Ultimo squarcio mitologico-hollywoodiano: le Pantere nere, definitivamente rifluite a Oakland, passarono dalla lettura del Libretto Rosso del Presidente Mao quella del "Padrino" di Puzo. Erano diventati una banda di gangsters. Ma non erano andati al potere. Questo li conserva alla fiaba come mosche nell'ambra.
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